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E' il nostro giornale di bordo,
un diario pi¨ o meno aggiornato di ci˛ che ruota attorno al nostro lavoro
e ci permette di confrontarci con chi ha interesse per le tematiche affrontate.
Usatelo per i vostri commenti, anche per un giudizio
sul nostro lavoro se siete venuti a visitarci.
Ovviamente i commenti che non ci piacciono li cestiniamo...
 
 
 
 
 
 
Come camuffare un ristorante in agriturismo.

1. Finalit? dell?operazione:

a) costruire in zone agricole, altrimenti escluse dalla possibilit? di edificare.

b) ottenere finanziamenti pubblici per realizzare l?operazione

c) approfittare del trend di crescita del settore

e) godere dei vantaggi fiscali accordati al settore

f) sfruttare la possibilit? - con l?agriturismo in famiglia - di evitare le normative igienico/sanitarie: fino ai venti posti-pasto non hai bisogno di autorizzazioni. E visto che i controlli non li fa nessuno, i venti posti diventano quelli che vuoi...

2. Consulenti per realizzare l?operazione
I sindacati agricoli vi forniranno di tutte le normative e di tutti i trucchi per aggirare gli ostacoli.
Ci? ovviamente per realizzare quelli che oramai sono i veri scopi statutari del sindacato che ? divenuto una semplice societ? di servizi:
pi? soci ha e pi? guadagna; pi? servizi fornisce ai soci, pi? guadagna.

3. Piccoli trucchi.
Alcuni dei trucchetti per realizzare il businnes ve li offriamo - gratis - anche noi; approfittate ovviamente delle opportunit? contenute nelle leggi regionali.
La Lombardia offre la migliore in assoluto: i piccoli frutti: lamponi, mirtilli, ribes, uva spina...
Perch? dovete sapere che per esercitare l?attivat? agrituristica,
i servizi provinciali devono certificare
la cosiddetta complementariet? dell?attivit? agrituristica rispetto a quella agricola, e rispetto a quest?ultima non pu? essere prevalente.
Per calcolare l?attivit? agricola usano delle tabelle che danno punteggi
in funzione all?attivit? svolta, e alle giornate lavorative conseguenti (ulu).
Provate ad indovinare quale attivit? vi offre pi? giornate lavorative con il minimo impegno?
Esatto: la coltivazione di piccoli frutti.

4) Cibus in fabula.
La legge regionale lombarda impone che ?almeno il 50% del totale somministrato sia di produzione aziendale?.
Incredibile ma vero, i piccoli frutti pare riescano a
soddisfare il nostro appetito come antipasti, primi, secondi, dolce, caff? e liquorino...
Se poi volete esagerare, fate come nell?allegra vecchia fattoria e mettete due polli, l?ochetta, tacchini e pavoni e l?immancabile asinello, per la felicit? dei pargoli e delle tabelle.

5) Laboratori di produzione.
Non ve li chiede nessuno. Voi dite che fate fare le vostre meravigliose marmellate e conserve di ogni tipo dal trasformatore pi? vicino.
Vi consentir? di lasciare agli uccelli
i vostri splendidi piccoli frutti, e di vendere a go go quello che vi offre il mercato: ovviamente con la vostra etichetta.

6) Controlli.
Dei controlli non vi dovete preoccupare. Spettano alla Provincia. Che non sa ancora su che base fare questi benedetti controlli. E soprattutto non ha nessuna voglia di questionare con il sindacato di turno, che difender? a spada tratta il proprio associato.
Pensate che un paio d?anni fa la mia Provincia (Lecco) ha incaricato una societ? per un?indagine/questionario sugli agriturismi di sua competenza. Nel lunghissimo questionario in questione, le domande pi? ficcanti riguardavano la presenza di mobilia antica e ferri battuti: non ricordo proprio che mi sia stato chiesto se in azienda ci fossero laboratori di produzione... Pensate che questa acutissima indagine ha portato alla nascita dell?ennesimo Consorzio agrituristico in grado di volare alto; cos? in alto che nella lunghissima elaborazione dei disciplinari si ? stabilito tra i punti qualificanti del Consorzio la necessit? per le aziende aderenti di realizzare un giardino di frutti antichi o dimenticati - oltre alla necessit? di munirisi di tovaglie tovaglioli e tovagliette
uguali per tutti... Uno sforzo esemplare per la qualificazione di un settore in caduta libera proprio dal punto di vista della qualit?.
(Mi giunge che qualcuno di codesto Consorzio sia imbufalito per queste affermazioni. Ovviamente il sito ? a loro disposizione per qualsiasi commento. Se non vogliono invece esporsi, e mi chiedono di autocensurarmi, si facciano vivi: sono diventato cos? buono, che trovo divertente apporre altri puntini invece che righe di testo.....)

7) Conclusioni
Affrettatevi! Intraprendete! Approfittate delle splendide opportunit? offertevi dal libero mercato, con poche regole, grandi offerte e scarsi controlli. Ovviamente dovete avere il vostro bel gruzzoletto da investire, ma il ritorno, si spera, ? assicurato...
Per? muovetevi: i ristoratori sono giustamente sul piede di guerra. E fra un po? i controlli che le Amministrazioni provinciali non fanno li faranno Finanza e NAS...

fabrizio rovati (8 aprile 2005)


Dopo un anno di permanenza di questo post senza reazioni e commenti, improvvisamente ci sono state una serie di reazioni. Alcune con telefonate pesanti (di gente che comunque non ha mai utilizzato la possibilit? offerta di lasciare commenti), addirittura di stampo razzista e mafioso (tornatene a Milano... noi della zona siamo abituati a farci gli affari nostri e non guardiamo in casa d'altri...ch? ti credi di essere il meglio...non ? bello che i clienti leggano queste cose - all'andreotti: i panni sporchi si lavano in famiglia...), cosa che d? ragione ad un amico - oriundo - che dice che la Valsassina ? come la Calabria, solo che non c'? il mare.
C'? di buono che qualcuno ha raccolto il sasso lanciato nello stagno. La mia intenzione era ed ? che di queste questioni si discuta. Liberamente.
"Nuova agricoltura", il mensile della Cia di Como Lecco e Sondrio, ha pubblicato un articolo del direttore di risposta alla mia denuncia. Mi dispiace che non l'abbia anche inviato come commento al mio post, e che mi costringa a ribattere il tutto. Di fatto,
avalla completamente la tesi provocatoria da me sostenuta, e cerca di sfilarsi dicendo che loro, come sindacato, "in pi? di un'occasione ci siamo trovati nella condizione di dover essere dissuasivi nei confrontidi progetti troppo spregiudicati." (Quelli che invece sono spregiudicati, ma non troppo, li hanno tranquillamente sostenuti). Il richiamo alle "regole giuste" ? ridicolo. Per fare nomi e cognomi, proprio la Cia ha boicottato il tentativo della Provincia di Lecco di redigere tabelle per dare un minimo di regole alle produzioni.
E' invece singolare che a sottoporre la nostra denuncia sia gente che conosco da vent'anni, che si ? sentita offesa e chiamata in causa dalle questioni che ponevo. Non pensavo a loro. Sono miei vicini, che hanno deciso seppur entrambi pensionati, di trasformare una sincera passione in lavoro. Non invidio la loro brianzola iperattivit?, ma se non sono capaci di godersi la pensione, non sono certo affari miei. E voglio qui pubblicamente affermare che fanno un ottimo lavoro, appassionato e sincero. Non hanno alcuna ragione dunque per sentirsi la coda di paglia.
E - come per tutti - hanno sempre a disposizione il mio spazio per dimostrare che vaneggio.
Eccovi di seguito l'articolo (i puntini sono i miei tagli
per ragioni di sintesi, le parentesi [ ] i commenti)
"VERITA' E LUOGHI COMUNI SOGLI AGRITURISMI TAROCCATI"
La dott, Comi Bon Pra, titolare dell'omonimo agriturismo in Vendrogno (LC) ci segnala un ...articolo titolato "Come camuffare un ristorante in agriturismo"...
Cosa rispondere alla nostra lettrice, oltre che all'estensore dell'articolo? Che si tratta solo di luoghi comuni? Che corrisponde al vero il fatto che tutti gli agriturismi sono, in realt?, ristoranti camuffati?
[non ho mai detto che "tutti" gli agriturismi sono falsi...] Francamente, direi: n? l'uno n? l'altro. Come spesso accade, ? probabile invece che la verit? stia nel mezzo.
Se ? vero infatti che esistono - e ne conosciamo molte - aziende agrituristiche che di fatto sono esercizi commerciali al 100% che con l'agricoltura hanno poco se non nulla a che spartire, ? altres? vero che di agriturismo vivono molti imprenditori agricoli che grazie a tale attivit? riescono a valorizzare al meglio le proprie produzioni, riuscendo in tal modo a ricavare quei margini minimi di profitto che consentono all'impresa di restare sul mercato anche in quelle situazioni estremamente problematiche com'? ad esempio la montagna.
Che dire poi dei sindacati conniventi? Anche in questo caso, sarebbe forse opportuno fare i nomi (e magari anche i cognomi) piuttosto che limitarsi a lanciare accuse qualunquistiche. Per quanto riguarda la posizione della CIA di Como-Lecco-Sondrio, questa ? stata espressa nella relazione del presidente Scali all'assemblea elettiva di Erba dell'11 marzo, laddove si dice a chiare lettere che la nostra organizzazione non ha niente a che spartire con quei settori della societ? che usano l'agricoltura in modo strumentale per realizzare i propri interessi, siano questi di tipo urbanistico, commerciale o fiscale.
Per quanto ci riguarda, dicevo, la nostra organizzazione non solo non ha mai spinto nessuno a travestirsi da agricoltore, ma anzi, in pi? di un'occasione ci siamo trovati nella condizione di dover essere dissuasivi nei confronti di progetti troppo spregiudicati. Il problema per?, si sa, non lo risolviamo n? lo creiamo noi, n? con la dissuasione, n? con l'accondiscendenza. Il problema si risolve con regole giuste e con controlli efficaci."
p.t. (peppino titone) aprile 2006

E allora forza, dico io. Ridiscutiamo delle regole (che a quanto pare non sono giuste) e dei controlli (tutt'altro che sicuri). Il sindacato ha il dovere di affrontare il problema: non pu? limitarsi ad essere una impresa privata che offre ai soci servizi a pagamento - e che spesso per tenersi i soci si tiene anche le fette di salame sugli occhi....

fabrizio rovati (10 maggio 2006)
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